COLLEZIONE
Cavalli a Greco
NUMERO INVENTARIO: 19
CATEGORIA
TIPOLOGIA
ANNO
PROPRIETARIO
FONTE
DATA DI RACCOLTA
Febbraio, 2024
Nel 1949 viene portata in processione a Greco la statua della Madonna Pellegrina, che era stata colpita l’anno prima al braccio da una bomba durante un corteo tra Bareggio e San Pietro all’Olmo: un gruppo di cinque iscritti al PCI e un anarchico l’avevano danneggiata ma, una volta sistemata, la statua era stata portata in processione in tutto il territorio di Milano come gesto di distensione.
Sullo sfondo è visibile il muro di cinta alto circa 4 metri che racchiudeva tutto il borgo di Greco, posto in prossimità del sottopasso ferroviario di via Emilio De Marchi. Oggi ne resta solo uno zoccolo alto circa 20 cm.
L’uomo in primo piano sulla destra è Giorgio Trentarossi, che abitava alla “Ca’ Storta”, una cascina abbattuta negli anni Sessanta. Giorgio fa parte della prima generazione di figli di contadini che studia: in particolar modo si forma per diventare perito meccanico in vista del lavoro in fabbrica.
I cavalli, in quegli anni, erano ancora molto presenti nella vita del quartiere, sia per il lavoro in cascina che per il traporto delle merci. Le maestranze, però - sellai e maniscalchi - erano molto rare, e molti ex-contadini diventati operai erano costretti a improvvisare la cura degli animali.
L’impiego dei cavalli da tiro diventa a partire da questi anni sempre più raro, sostituito da camion e camioncini lasciati dagli americani tornati in patria dopo la Seconda Guerra Mondiale (le marche più diffuse sono Dodge, Chevrolet, Jeep). Si trattava di veicoli militari poi assorbiti nella produzione di aziende come la Fiat, che crea modelli destinati alla popolazione civile.
M.B.
“C’erano molti cavalli in foto, non si sa dove li abbiano tirati fuori. Ma non erano cavalli da monta, erano cavalli da tiro. Attaccavano il carro dietro, non erano abituati ad andare in queste situazioni”
Gianni Banfi
